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24 maggio ed il 2
giugno 1999 : una squadra del Soccorso Radio Saluzzo si è recata a Valona, in
Albania, presso il campo "David Bertrand", gestito dalla Regione
Piemonte, per portare aiuto ai profughi kosovari. Il campo era costituito da
nove settori, gestiti da altrettante regioni, che nel complesso andavano a
formare il "Villaggio delle Regioni", struttura gestita dal
Dipartimento della Protezione Civile. Il contingente del Coordinamento
Provinciale di Cuneo era costituito da 24 volontari, dieci dei quali
appartenenti al Soccorso Radio Saluzzo.
Le altre associazioni presenti, oltre a quelle del Coordinamento di Cuneo,
erano: A.I.B.,A.E.M., AMIAT, A.N.A., Servizio Emergenza Sanitaria 118, Gruppi
Comunali e Vigili del Fuoco Volontari. Il contingente al completo constava di 54
volontari partiti da Torino lunedì 24 maggio alle ore 4,30 e giunti a Valona
alle ore 11 del giorno successivo. Il campo, situato a 5 KM dal porto, è stato
raggiunto a bordo di furgoni blindati scortati dalla Polizia di Stato e dal
Corpo Forestale dello Stato.
Qui i volontari hanno fatto subito conoscenza con i profughi ed i funzionari
della Regione Piemonte (ing. Claudio D'Anna e dott. Luca Del Negro) responsabili
del campo. I volontari, così come i profughi, dormivano nelle tende
ministeriali da 6/10 posti, disposti su brandine.
La segreteria
allestita su di un autobus, era dotata di personal computer, fax, telefono fisso
e satellitare e ricetrasmittente UHF per comunicare con gli altri campi italiani
nelle vicinanze e richiedere farmaci, carburante o semplici informazioni. La
radio, che usufruiva di un ripetitore installato su una collina sovrastante
Valona, permetteva altresì il contatto con le Forze Armate (Battaglione S.
Marco, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato) addette alla
sicurezza.
Anche tra i volontari all'interno di ciascun settore erano previsti dei turni di
vigilanza, in stretto collegamento radio con le Autorità preposte. Gli
incarichi per gli operatori della protezione civile erano molteplici:
magazzinieri, falegnami, addetti alla sicurezza, addetti alla cucina, autisti,
elettricisti, animatori per i bambini e molti altri. La giornata del volontario
aveva inizio alle 6,30, e termine alle ore 24, salvo eventuali turni di
ronda.
Il "Villaggio
delle Regioni", ben organizzato, ospitava circa 4.500 profughi, nove
ambulatori medici ed un ospedale da campo fornito di sala operatoria e diverse
strutture specialistiche (ostetricia, unità coronarica, etc.). Di questi 4.500
ospiti, la maggior parte era costituita da bambini, donne ed anziani, mentre gli
uomini sopravvissuti alla pulizia etnica erano quasi tutti militanti dell'UCK.
Il campo era molto sorvegliato, soprattutto di notte, onde evitare l'ingresso di
estranei con il conseguente rischio di furti e rapimenti di giovani donne allo
scopo di immetterle nel mercato della prostituzione. Anche le condizioni
igieniche erano relativamente buone, ad eccezione della mensa, ove tutto
lasciava molto a desiderare (nonostante l'impegno encomiabile dei cuochi), in
particolare le derrate di origine animale, nonostante i ripetuti tentativi di
miglioria sollecitati dai nostri medici veterinari.
I casi di pediculosi erano relativamente pochi, grazie ai continui controlli
operati dal personale sanitario ed al massiccio impiego di prodotti
antiparassitari. Le donne ed i giovani kosovari collaboravano con i volontari
soprattutto in cucina, dove lavavano i piatti e servivano i pasti. In ciascun
campo, all'interno della comunità kosovara, esisteva la figura del
"sindaco", persona eletta dai connazionali tra gli individui più
anziani e degni di stima, che aveva lo scopo di agire come portavoce di lagnanze
e proposte presso le autorità italiane.
Il "Villaggio delle regioni", allestito all'interno di un aeroporto in
disuso, pur relativamente vicino al mare, non era per nulla ventilato; la
temperatura esterna raggiungeva i 39 gradi centigradi durante il giorno.
I volontari sono
ripartiti dal Valona martedì 1° giugno alle ore 11 e sono giunti a Saluzzo
alle ore 15 del giorno seguente.
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